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Juventus, tre allenatori in tre stagioni ed errori sul mercato: i motivi della crisi

Andrea Agnelli, presidente della Juventus
Andrea Agnelli, presidente della Juventus

Le difficoltà iniziali di Allegri

Dopo le prime tre giornate di campionato è già tempo di resoconto, infausto per la Juventus. I bianconeri hanno raccolto solamente 1 punto contro l’Udinese in occasione del debutto stagionale, prima delle due sconfitte consecutive maturate con Empoli e Napoli. La squadra allenata da Allegri fino ad ora ha dimostrato di essere indietro mentalmente, tatticamente e tecnicamente rispetto alle altre pretendenti al titolo, complici anche un mercato incompleto e una cattiva gestione societaria nelle ultime stagioni.

La guida tecnica: 3 cambi in tre anni

Dopo l’addio di Allegri alla panchina della Juventus nell’estate 2019, la dirigenza della Vecchia Signora ha virato su Maurizio Sarri. L’allenatore toscano, arrivato dopo la vittoria in Europa League con il Chelsea, avrebbe dovuto portare da Londra il “bel gioco”, dogma irrinunciabile dell’ammaliante dottrina del Sarrismo. Con il senno del poi, possiamo asserire senza indugio che il tecnico ex Napoli non è riuscito a coniugare la sua personale filosofia con la forma mentis juventina, ostinatamente imperniata sul motto “Vincere è l’unica cosa che conta”. Sarri non è riuscito ad attuare quella rivoluzione tecnico-tattica tanto vagheggiata dalla dirigenza; ciononostante, grazie al suo apporto la bacheca della società zebrata si è arricchita dell’ennesimo tricolore.

A fine stagione, in seguito all’eliminazione in Champions League contro il Lione, è stato esonerato per affidare la squadra ad Andrea Pirlo. L’ex centrocampista di Milan e Juve, dopo essere stato alla guida dell’Under 23 per poco più di una settimana, ha compiuto un inopinato salto di categoria, sebbene non vantasse alcuna esperienza in panchina. La scelta azzardata di Agnelli, come era prevedibile, non ha arriso al club piemontese. Malgrado la vittoria di Supercoppa italiana e Coppia Italia, il quarto posto, strappato all’ultima giornata dalle grinfie del Napoli, ha lasciato nei vertici bianconeri la convinzione d’aver compiuto un improvvido passo indietro. Cosicché, la Juve ha sollevato dall’incarico anche Pirlo al termine della stagione. La dirigenza in questi due tormentate annate ha brancolato nel buio, procedendo a tentoni e subendo il fascinoso influsso della novità, senza però riuscire ad assecondare le esigenze. Infelici scelte seguite da sessioni di mercato presumibilmente non compatibili con le richieste avanzate dagli allenatori.

Nell’estate 2021 Agnelli ha optato per il controverso ritorno di Allegri. Rimpatriato perché garanzia di successo, l’allenatore livornese ha trovato non poche difficoltà in questo farraginoso avvio di stagione. Ostacoli legati, ancora una volta, ad un mercato insufficiente.

Il mercato: gli acquisti degli ultimi tre anni

Nell’estate 2019, con l’arrivo di Sarri, la dirigenza juventina ha acquistato Matthijs de Ligt per 85 milioni di euro (bonus compresi), Danilo per 37 milioni, Demiral per 18 e gli svincolati Ramsey, Rabiot e Buffon. In quella sessione di mercato è rimasto anche Higuain, tornato dal prestito. De Ligt ha avuto un po’ di difficolta nei primi mesi: colpevole di vari falli di mano e, in generale, reo d’aver fornito un rendimento inferiore all’ottimo standard che lo contraddistingueva ai tempi dell’Ajax; attualmente pare esser tornato sulla via della redenzione, ma il difensore olandese può e deve dare di più. Ramsey e Rabiot sono le brutte copie dei giocatori visti con Arsenal e PSG; il centrocampista gallese ha sofferto anche parecchi problemi fisici che lo hanno condizionato. Demiral invece ha avuto poco spazio a disposizione per poter mostrare il proprio valore.

L’estate successiva sono invece arrivati Arthur, scambiato per Pjanic, Kulusevski per 35 milioni, McKennie 23 milioni tra prestito e riscatto, Morata (10 milioni solo per un prestito annuale) e Chiesa anch’esso in prestito a 10 milioni. McKennie ha alternato grandi prestazioni ai problemi fuori dal campo dovuti ad un atteggiamento non sempre corretto; Chiesa è il giocatore più costante invece e nonostante la sua giovane età, è uno dei leader della squadra. Morata dà qualità ma non ha mai fatto tanti gol e 20 milioni solo per averlo in prestito per 2 anni sembra eccessivo. Arthur, inoltre, non ha mai dato garanzie fisiche oltre ad una qualità non paragonabile a quella di Pjanic.

In questa estate 2021, quella del ritorno di Allegri, solo tre facce nuove: Locatelli, Kean e Kaio Jorge per 63 milioni complessivi. Sono tornati dai prestiti e rimasti alla Juve anche De Sciglio, Rugani, Perin, Luca Pellegrini. Morata confermato un altro anno per altri 10 milioni.

Locatelli dà tanta qualità al centrocampo bianconero ed è già da ora il fulcro del gioco; Kean può contribuire con tanta quantità ed efficienza realizzativa, anche se non paragonabili ai vertiginosi numeri di Cristiano Ronaldo. Kaio Jorge è un prospetto di assoluto talento, tuttavia va attesa la sua fioritura calcistica, data la giovane età e la provenienza dall’esotico campionato brasiliano.

Le differenze con la vecchia Juventus

Nel corso della sua prima esperienza al comando dei bianconeri, Allegri poteva contare su giocatori come Mandzukic, Khedira, Matuidi che adesso gioca negli Stati Uniti; su Pjanic ora in Turchia; e su Ronaldo tornato a vestire i cari panni del Manchester United. Inoltre c’era Buffon in porta, il quale raramente si macchiava di evidenti errori, malsana abitudine inaugurata quest’anno da Szczesny.

L’allenatore livornese, insomma, dovrà darsi da fare e trarre qualche sorpresa dal cilindro per permettere alla Vecchia Signora di accomodarsi nuovamente sulla vetta dell’Olimpo dell’Italia e dell’Europa.

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