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Porto-Juventus: Chiesa il salvatore, ma che peccato

Il gol di Chiesa tiene ancora vive le speranze di qualificazione nonostante la squadra bianconera abbia fatto una prestazione deludente sotto ogni punto di vista. La squadra di Pirlo dovrà evitare di ripetere le brutte figure viste nelle ultime stagioni

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Porto Juventus Champions League

Il monito lanciato da Pirlo e Chiellini in conferenza stampa si perde nel vuoto del silenzioso stadio Do Dragao. “Non dobbiamo sbagliare partita come negli ultimi due anni contro Atletico e Lione” aveva detto il capitano bianconero nel prepartita ma la Juventus riesce a fare molto peggio fin dal primo minuto.

L’inizio shock contro il Porto è uno shock per tutti. Palla a Szczesny che serve rasoterra Bentancur appena fuori area: Sergio Oliveira lo aggredisce, l’uruguaiano arretra in area e cerca di servire il portiere con un retropassaggio che sarebbe pericoloso anche se fosse giusto, perché Taremi è in agguato, ma che per giunta finisce quasi sui piedi dell’attaccante iraniano, pronto a battere il polacco in scivolata.

Porto-Juventus
Porto-Juventus, Champions League

L’ennesimo pallone sanguinoso perso dall’uruguaiano in questa stagione  in fase di costruzione stavolta costa caro alla squadra di Andrea Pirlo. Lo schiaffo preso non  scuote minimamente i bianconeri che faticano visibilmente in fase di palleggio. Il Porto si trova nella situazione perfetta e continua a fare la partita che aveva preparato. La squadra di Conceiçao è tutta concentrata in venti metri ed esercita una semplice pressione a uomo che manda in confusione tutta la Juventus. L’errore commesso sul gol galvanizza i biancoblù e condiziona la costruzione dal basso e così un’altra palla rubata da Sergio Oliveira al 23′ si trasforma in un tiro deviato che fa tremare Szczesny.

Non trema mai, invece, Marchesin, con la squadra di Pirlo che prova invano a infilarsi nel compatto muro che il Porto erige se va a vuoto con la prima pressione, senza cercare di aggirarlo e senza poterlo scavalcare, non avendo una prima punta su cui appoggiarsi. Una squadra inerme che non riesce neanche ad effettuare dei semplici cambi di campo, imprecisione continua nei passaggi e zero movimenti. Come se non bastasse al 34 minuto piove sul bagnato: Chiellini chiede il cambio, dai suoi gesti per un problema al polpaccio destro, e Demiral prende il suo posto. Al 42′ Marchesin deve finalmente impegnarsi un po’ per neutralizzare una rovesciata di Rabiot su azione d’angolo, che peraltro sarebbe stata resa vana da un fuorigioco di Ronaldo. I primi ’45 minuti si concludono così, con la Juventus incapace di reagire contro una squadra che è al settimo posto della Liga Portoghese.

La ripresa

La ripresa è una fotocopia del primo tempo: il Porto trova il gol dopo appena 63 secondi  dall’inizio della seconda fase di gioco. La facilità con cui i portoghesi riesco a penetrare la difesa degli uomini di Pirlo è davvero imbarazzante. Un’azione manovrata sulla destra e la palla che arriva tranquillamente rasoterra a Marega, appostato sul primo palo e pronto a battere ancora una volta l’incolpevole portiere polacco. Gli uomini di Pirlo, forse colpiti nell’orgoglio, provano ad abbozzare una reazione al 5′ Uribe rischia l’autogol ribattendo un cross di Kulusevski, ma poco dopo è Oliveira ad avanzare indisturbato centralmente fino al limite dell’area, da dove impegna nuovamente Szczesny. Al dodicesimo il tecnico portoghese Conceicao inserisce Luis Diaz per Otavio, mentre al 18 minuto Pirlo decide di giocarsi la carta Morata: indispensabile avere qualcuno che attacchi la profondità e che possa rappresentare un’alternativa a Ronaldo su eventuali cross, che nella riprese la Juventus ha iniziato a cercare. L’uomo incaricato a lasciare il posto allo spagnolo però è McKennie, l’unico in grado di inserirsi tra le due linee del Porto; Pirlo decide di insistere con il doppio mediano Bentancur e Rabiot, e di dare un ulteriore chance all’uruguaiano no nonostante i disastri commessi.

La Juventus con l’ingresso dell’attaccante spagnolo si posizione con un classico 4-4-2 simmetrico con Chiesa spostato a sinistra e Kulusevski a destra a fare le ali pure. L’ingresso dello spagnolo costringe la difesa del Porto almeno a impegnarsi e ravviva un po’ anche Ronaldo, solo e spento nel primo tempo. Non ravviva invece Kulusevski, che al 32 minuto viene mandato in panchina per lasciare il posto al rientrante Ramsey. In una gare come quella di ieri è difficile trovare i migliori nello schieramento di Pirlo, ma sicuramente Chiesa e Rabiot sono stati gli ultimi ad arrendersi. Al 37 minuto arriva il gol della speranza, quello che tiene ancora in vita i bianconeri fino alla gare di ritorno: Rabiot va sul fondo a sinistra e mette in mezzo un cross sul palo lontano per Chiesa, che di destro al volo piazza la palla sul secondo palo alle spalle di Marchesin.

Sul finale di gara la Juventus, più per inerzia che per capacità, sfiora la rete del pareggio con Morata, che comunque sarebbe stata annullata per il fuorigioco dell’attaccante spagnolo.  Allo scadere può reclamare anche un rigore, perché Zaidu finisce addosso a Ronaldo dopo una sterzata del portoghese. Ma sarebbe stata una grossa mano da parte della dea bendata vista la passività e la poca voglia dei bianconeri di andarsi a conquistare una vittoria. La Juventus ha segnato un gol che il 9 marzo a Torino potrebbe fare la differenza: per passare servirà vincere 1-0. Non un’impresa, a patto che sia vera Juve. C’è una doppia fotografia che potrebbe descrivere bene la serata della squadra di Pirlo: Rabiot che durante una situazione di gioco si scontra con Kulusevski e Ronaldo che va a sbattere contro Alex Sandro.

Porto Juventus, Federico Chiesa
Porto Juventus, Federico Chiesa

Una squadra che è stata totalmente in confusione per tutta la durata dell’incontro: dal primo all’ultimo minuto. Irriconoscibile a tratti, ma a pensarci bene è stata sostanzialmente la stessa Juventus vista negli ultimi 4 anni negli ottavi di finale. Questa società si è fermata a Cardiff e da allora è stata incapace di reagire e di evolversi. Pirlo a fine gara ha parlato di paura: questa non è paura scaturita dal gol preso. Questa è incapacità di fare una gare di buon livello perché troppo abituati a speculare sul risultato altrui e perché alcuni limiti strutturali della rosa che impediscono a chiunque si sieda in panchina di poter attuare un determinato tipo di calcio.

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Il tecnico bresciano, ai microfoni di Sky Sport, ha fatto l’analisi della partita: “Io parlo per me e per la partita di stasera – ha precisato Pirlo -, l’avevamo preparata bene e diversamente da come poi è andata. Non era l’atteggiamento che volevamo, ma quando prendi gol dopo 1’ diventa tutto più duro. Sapevamo che loro si chiudono bene e gliela abbiamo messa su un piatto d’argento. Avevamo preparato la gara per attaccare la profondità sia con gli attaccanti che con gli esterni, ma quando tocchi troppe volte la palla poi perdi troppo tempo. Dovevamo essere più lucidi e farli girare da una parte all’altra. Invece il movimento della palla è stato molto lento e non siamo stati bravi a capire quali fossero le situazioni che si stavano creando. Questo è stato un po’ il problema. Volevamo cambiare il gioco sugli esterni e poi attaccare alle spalle dei terzini, ma lo abbiamo fatto troppe poche volte. Quando poi giochi contro undici giocatori che si schierano dietro la linea della palla, diventa tutto più difficile. La partita era questa, peccato perché potevamo fare meglio“.

Il 9 marzo servirà un’altra Juventus, consapevole del fatto che questa è una competizione da onorare fino in fondo. La squadra bianconera ha quasi detto addio allo scudetto e deve provare ad arrivare il più lontano possibile in Europa soprattutto per la situazione economica. Ma continuando ad offrire queste prestazioni non si va lontano, in campionato puoi camuffare tutti i tuoi difetti in Europa no: la Champions non perdona, la Champions League ti mette a nudo.