in

Allegri, Sarri, Pirlo: tre allenatori e tre sconfitte di fila negli ottavi d’andata. Qual è il motivo?

I numeri degli ultimi tre anni in Europa sono preoccupanti: solo nella stagione 2018/2019 la Juventus è riuscita a qualificarsi ai quarti di finale inoltre ha sempre perso la partita di andata dell’ottavo di finale a prescindere da chi fosse il tecnico

Allegri, Pirlo, Sarri alla Juventus
Allegri, Pirlo, Sarri alla Juventus

Torna l’Europa e con essa ritornano i problemi per i bianconeri. Nelle ultime tre stagioni la Juventus si è  presentata all’appuntamento con gli ottavi di finale in condizioni non ottimali dal punto di vista fisico, tecnico e mentale. Gli ultimi tre anni hanno visto assecondarsi sulla panchina ben tre tecnici ma i risultati in Europa sono stati uguali per tutti.

Andrea Pirlo, allenatore della Juventus (@imagephotoagency)
Andrea Pirlo, allenatore della Juventus (@imagephotoagency)

Massimiliano Allegri, nella stagione 2018/2019 la prima con Cristiano Ronaldo in rosa, agli ottavi di finale della competizione europea si trovò di fronte l’Atletico Madrid di Diego Pablo Simeone. Il Cholo, nella gara di andata in scena al Wanda Metropolitano,  diede una vera e propria lezione tattica agli uomini di Allegri. La partita terminò 2-0  con le reti di Gimenez al 78° e del neo nerazzurro Godin al minuto 83: in cinque minuti riuscirono ad infilare Szczesny facendo esplodere di gioia la nuova casa dei Colchoneros. La Juventus fu costretta a fare l’impresa e al ritorno grazie ad un indemoniato Cristiano Ronaldo (tripletta), riuscirono ad eliminare l’Atletico Madrid con una gara perfetta sotto ogni aspetto. Un 3-0 che entrerà nella storia della società: prima di quella sera la Juventus non è mai riuscita a ribaltare un risultato in Champions partendo da due gol di scarto. Le aspettative sulla squadra aumentarono e la Juventus sembrava diretta alle semifinali, l’unico grattacapo era rappresentato dalla giovane Ajax di Erik ten Hag. I lancieri dopo il pareggio della partita di andata (1-1) , riuscirono ad eliminare dalla competizione la squadra di Massimiliano Allegri. La Juventus si portò in vantaggio con il solito Ronaldo ma fu rimontata dai ragazzini terribili grazie alle reti di van de Beek e del futuro difensore bianconero De Ligt. I bianconeri subirono il gioco dell’Ajax per tutti i novanta minuti nella gara di ritorno: il palleggio e l’intensità mandarono in confusione Ronaldo e compagni. Massimiliano Allegri conquistò lo scudetto ma a fine stagione fu esonerato.

Il tempo di Maurizio Sarri

Juventus, Sacchi: "Sarri sulla panchina della Juve? Un suicidio"
Maurizio Sarri, ex allenatore della Juventus

La scorsa stagione sulla panchina bianconera si è seduto Maurizio Sarri. L’indirizzo voluto dalla società è stato chiaro a tutto l’ambiente: per competere con le grandi d’Europa bisogna cambiare filosofia di gioco. La Juventus non può permettersi di fare un calcio speculativo e l’arrivo di Sarri va nella direzione opposta. Il possesso palla, finalizzato a creare spazi da attaccare, e il pressing devono tornare ad essere caratteristiche fondamentali di una squadra che pretende ogni stagione di competere i top team europei. L’arrivo dell’ex allenatore del Napoli però non è accompagnato da una campagna acquisti finalizzata a cercare giocatori con le caratteristiche adatte al quel tipo di gioco. Cambiano gli uomini in panchina ma non cambiano i difetti che ormai sono insiti nella struttura della rosa. Sarri prova a plasmare la squadra a suo modo e qualcosa la scorsa stagione si è cominciato ad intravedere. Ma nel momento clou della stagione la squadra si è sciolta come neve al sole: il castello di carte è crollato, spazzato via dal modesto Lione di Garcia. In 180 minuti la squadra di Sarri viene surclassata: l’intensità e il palleggio fanno sembrare i francesi una squadra più forte di quello che in realtà è. Insomma nuova Juventus e vecchi difetti.

La Juve di Pirlo

Spezia-Juventus, una gioia per Pirlo: Chiellini pronto a tornare in campo
Pirlo, allenatore della Juventus

Andrea Pirlo ha ereditato una squadra diversa da quella della scorsa stagione. Quest’anno la società ha iniziato a cambiare anche i tasselli del mosaico. Oltre alla nuova guida tecnica si è iniziato un percorso di ringiovanimento della rosa e un innalzamento del tasso tecnico: Arthur, Kulusevski, Chiesa, Morata e McKennie sono acquisti mirati e funzionali ad un progetto, ad un’idea. Pirlo, nonostante la sua completa inesperienza, sta provando a continuare il percorso di cambiamento iniziato dal suo predecessore. Ma il suo lavoro dal punto di vista tattico sembra non incidere su un gruppo che forse non ha più la voglia di adattarsi e sacrificarsi. La squadra nonostante alcune assenza è arrivata all’appuntamento di ieri con una buona condizione fisica a differenza delle passate stagioni e senza situazioni turbolenti all’interno dello spogliatoio.

Ma ciò non è servito a perdere l’ennesima gara di andata degli ottavi di finale con l’aggravante di aver offerto una prestazione ancora peggiore delle precedenti edizioni. Una squadra inerme e incapace di reagire per oltre metà gara, continui errori tecnici e sempre in ritardo su tutti i palloni. Le precedenti partite aveva lanciato un campanello d’allarme che il tecnico ha deciso di non prendere in considerazione. La solidità difensiva ha portato ad un inaridirsi della fase offensiva: Ronaldo a parte, nessun bianconero è riuscito ad andare a segno nelle ultime quattro gare. Dopo le batoste degli ultimi anni, c’era bisogno di un cambio di marcia che non è minimamente arrivato. Pirlo ha dimostrato tutta la sua inesperienza dal punto di vista tattico: cambi tardivi e zero correttivi applicati ad una squadra che senza Arthur fatica enormemente ad uscire palla al piede dalla propria meta campo.

Juventus, Morata: "Mai avuto questa continuità. Mi sento fortunato"
Morata, attaccante della Juventus

Le assenza posso giustificare, ma non del tutto , la prestazione di ieri contro una squadra che è settima nel proprio campionato e che ha solamente pressato a uomo i giocatori bianconeri.  Il ritorno al presunto “Allegrismo”, esaltato o maledetto, ha prodotto sterilità in tutta la fase offensiva: Alvaro Morata sembra essere scomparso partita dopo partita nonostante un inizio di stagione esaltante. Il tecnico bresciano ha bisogno del suo attaccante spagnolo che da il meglio di sé nelle notti europee. Morata è il capocannoniere della competizione con sei reti all’attivo e ha già superato il suo record di gol nella Champions League ( 5 reti in totale in coppa nella stagione 2014/2015 proprio la prima in maglia bianconera). In Europa chi gioca specula sul risultato non riesce a fare molta strada e la Juventus lo sa bene. Nelle due edizioni in cui è riuscita ad arrivare in finale, i bianconeri sono andati in giro per i principali stadi europei a impostare il proprio gioco. In quegli anni la squadra, consapevole della propria forza, ha avuto l’arroganza delle grandi squadre.

La Juventus vista ieri sera è stata la stessa degli ultimi 4 anni: quella vista contro il Tottenham, l’Atletico di Madrid e Lione. Una squadra sempre bloccata che non osa mai la giocata, solo possesso lento sterile e spesso dannoso. La partita di ieri ha anche evidenziato una prestazione difensiva di reparto inaccettabile. Ma quello che più sconforta è l’assenza totale di movimenti senza palla e di ricerca degli spazi.  Il comune denominatore dei fallimenti di queste ultime stagioni è l’assenza di programmazione: la Juventus si è fermata a Cardiff. Il ciclo di certi giocatori è ormai finito da almeno tre anni e la società non ha avuto il coraggio di intervenire. A furia di tirare la corda la squadra ha perso anche il gap accumulato con le concorrenti in campionato. La società deve tornare a progettare e capire cosa vuole diventare negli anni a venire. A prescindere dagli uomini che sono scesi in campo, la Juventus ieri sera era chiamata ad una prova di maturità. Pirlo e la squadra hanno terribilmente fallito. Ora bisogna concludere degnamente questa stagione, recuperare il salvabile e continuare ad insistere con i giovani: perché Demiral e De Ligt sono la difesa del presente e non del futuro. Pirlo dovrà dimostrare di essere diverso da chi in questi anni l’ha preceduto sulla panchina della Vecchia Signora ed avere il coraggio di prendere delle scelte per il bene e per il futuro di questa società.